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Session Storage: sicurezza delle applicazioni php ed insicurezze degli hosting condivisi

Novembre 9, 2009 · Lascia un Commento

Php salva i dati relativi alle sessioni tramite la serializzazione, ovvero l’array $_SESSION viene linearizzato e salvato in un supporto come un file o un record di un database.

session storage

Il comportamento di questa caratteristica di php può essere controllato da due variabili di configurazione di php:

Session.save_handler: indica a php come viene salvata la sessione e in quale supporto, il valore di default è file (quindi php out of the box scrive i dati di sessione su un file) mentre gli altri valori possibili son user, mm e sqlite.

Session.save_path: indica la directory in cui le sessioni saranno salvate e mantenute. Il valore di default è /tmp (la mia installazione di xampp ad esempio salva in C:\xampp\tmp).

Al giorno d’oggi la maggior parte dei servizi di hosting forniscono un servizio di hosting condiviso, molto gettonato perchè abbassa di molto i costi sia per la gestione che per l’utente finale. Un setup del genere però, in cui diverse web application girano sullo stesso server in cui tutte le sessioni vengono salvate nella stessa directory porta degli enormi problemi di sicurezza, vediamo un esempio:

Un cliente del servizio di hosting ha due applicazioni web che girano sullo stesso server. Entrambe fanno uso di sessioni ma sono destinate ad utilizzi diversi; entrambe fanno uso di form per inserire dati nel sito ma la prima delle due applicazioni salva nella sessione anche l’input utente non filtrato, mentre la seconda mantiene in sessione soltanto dati filtrati.

Poiché le due applicazioni condividono lo spazio in cui vengono salvate le sessioni un possibile attacco consiste nel:

  1. Popolare la sessione della prima applicazione (che non filtra l’input) con dati creati ad hoc
  2. Modificare il cookie della sessione relativa all’applicazione 2 inserendo il session id dell’applicazione 1 (questa sessione contiene dati non filtrati)
  3. L’attaccante utilizza i dati non filtrati dell’applicazione 1 per danneggiare l’applicazione 2.

Altro scenario ancora più pericoloso riguarda la condivisione di spazio di salvataggio delle sessioni e dell’implementazione dell’applicazione: capita spesso che i servizi di hosting php mettano a disposizione alcuni CMS per facilitare l’avvio di un sito web, ecco quali sono i rischi:

  1. L’attaccante è un utente dell’applicazione 1 con certi privilegi, magari è un editor o un moderatore. In particolare l’applicazione 1 si apoggia su un CMS.
  2. L’applicazione 2 condivide la directory di salvataggio delle sessioni (sempre lo stesso servizio di web hosting un pò farlocco) ma in più si appoggia allo stesso CMS dell’applicazione 1.
  3. L’attaccante logga nella applicazione 2 come utente senza privilegi, copia il session id dell’applicazione 1 nel cookie dell’applicazione 2 e si ritrova loggato con gli stessi privilegi che aveva nell’applicazione 1 (perchè le due applicazioni fanno uso dello stesso sistema di gestione dei ruoli).

Vediamo quindi che potenzialmente, se un servzio di hosting, ospitante un sito non protetto, non si occupasse di dividere le directory dedicate alle sessioni, i problemi di sicurezza del sito non protetto potrebbero ripercuotersi anche sugli altri.

Ne consegue che la precauzione necessaria al fine di evitare queste falle di sicurezza è la divisione delle directory di salvataggio delle sessioni in applicazioni, così che ogni applicazione avrà la propria directory, ad esempio:

/tmp/applicazione1

/tmp/applicazione2 ecc..

Se il servizio di hosting in cui ci appoggiamo non ha già pensato a modificare la variabile del php.ini possiamo provare ad aggiungere la seguente riga di codice nella nostra applicazione:

ini_set(‘session.save_path‘, ‘/tmp/nostra_app‘);

Incrociando le dita e sperando che la funzione ini_set non sia inibita dal servizio di hosting.

Un’altra soluzione è quella di aggiungere una variabile all’interno della nostra sessione che identifichi univocamente la nostra applicazione, ad esempio:

session_start();

if (!isset($_SESSION['application']) || ((string)$_SESSION['application'] !== ‘application_1′)) {

session_regenerate_id();

$_SESSION = array(‘application’ => ‘application_1′);

}

In questo modo il cookie modificato dall’attaccante sarà diverso dai cookie della nostra applicazione e l’id di sessione viene rigenerato.

Un metodo forse ancora più efficiente per gestire il mantenimento delle sessioni nel web server consiste nell’implementazione manuale delle funzioni di session storaging tramite la funzione set_session_save_handler(): essa permette di definire quali funzioni si occupano delle diverse operazioni di gestione delle sessioni.

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Capire la Session Fixation

Luglio 17, 2009 · 2 Commenti

Proprio in questi giorni mi sto occupando della stesura di un testo abbastanza lungo su “Come proteggere le sessioni” in php, per la precisione, 2 minuti fa mi stavo dedicando proprio a quel testo, ma nel frattempo mi è arrivata un’ispirazione ed intendo seguirla scrivendo questo articolo.

In breve, ogni sessione che inizializiamo nelle applicazioni web viene riconosciuta tramite il session id: una stringa che ci lega univocamente ai dati della nostra attuale sessione nel server web. Solitamente questo session id viene propagato di comunicazione in comunicazione (browser/server) in 2 modi:

  • via URL
  • via COOKIE

Il primo dei due approcci è, secondo me, veramente sconsigliabile, in quanto espone al massimo il vostro id di sessione e potrebbe addirittura finire in qualche segnalibro o in qualche social network (la mia crociata è iniziata).Questo tipo di approccio può essere evitato impostando nel file php.ini, la variabile  session.use_trans_sid a 0. Il secondo non garantisce l’assoluta sicurezza, ma contribuisce ad aumentare la complessità della nostra identità online.

Il nostro Session Id potrebbe essere scovato in diversi modi:

  • potrebbe semplicemente essere individuato indovinando l’id giusto, magari dopo averne generati e provati parecchi
  • si potrebbe sfruttare una vulnerabilità del browser della vittima per inviarsi i suoi cookie
  • attraverso la cosiddetta Session Fixation

La session fixation consiste nel forzare la vittima ad utilizzare un id di sessione già noto, così da evitare di doverselo procurare. Un semplice esempio di session fixation può essere fatto utilizzando la esposizione di cui vi parlavo del session id via url:

La vittima riceve un link malevolo del tipo www.applicazioneNota.org?PHPSESSID=rr2339g9929f922nenoq123v9uu   così che la vittima sia forzata ad effettuare il login con quell’id di sessione associato.

Una volta loggata, la vittima inizializzerà i suoi dati di sessione , la quale è totalmente accessibile per l’attaccante che può così accedere ai dati sensibili della vittima. Ecco un esempio che non fa uso del SID via url, ma sfrutta la conoscenza del cookie giusto contenente il PHPSESSID

<?phpsession_name(“_crfl”);

session_start();

if (isset($_POST["mySecret"]))

$_SESSION["mySecret"] = $_POST["mySecret"];

if (isset($_SESSION["mySecret"]))

echo “<p>Il tuo <b>segreto</b> è: “.$_SESSION["mySecret"].”</p>”;

else

echo “<p>Tu non hai alcun segreto con me</p>”;

echo “informazione di servizio:”.session_id();

?>

<form action=”" method=”post”>

<input type=”text” name=”mySecret” />

<input type=”submit”>

</form>

Ora munitevi di un plugin per firefox che vi mostri e vi permetta di modificare i cookie per poter testare a fondo questo metodo, ad esempio io utilizzo l’ottima estensione Web Developer

Salvate il listato sovrastante come fixation.php nel vostro server web e raggiungetelo con un browser (ad esempio firefox con l’estensione che vi ho linkato). Al primo accesso troverete il messaggio “tu non hai alcun segreto con me” e il vostro id di sessione

Ora aprite la stessa pagina con un diverso browser oppure da un altro pc (se possibile), alla prima visita con il diverso browser otterrete la stessa scritta, ma se proviamo a digitare qualcosa nel browser e inviamo il form, otterremo la scritta: Il tuo segreto è: <SEGRETO_SESSIONE2> con annesso il vostro id di sessione, diverso dal primo ottenuto con l’altro browser, copiate questo id.

Riprendete firefox e nel menu cookie, cliccate su visualizza cookie, una volta individuato il cookie che contiene l’id di sessione (nel nostro caso si chiama _clrf)  cliccate su modifica, come nell’immagine sottostante e inserite l’id che avete copiato dalla finestra del secondo browser.

CatturaA questo punto avete modificato il cookie di sessione della sessione1 , provate a fare Refresh ed otterrete la scritta:

Il tuo segreto è: <SEGRETO_SESSIONE2>

La vittima vedrebbe così perdere la propria identità.

Andiamo avanti con le possibili cause di perdita della propria identità a causa dei cookie

In php, per impostare un cookie, si usa la sintassi:

<?php

setcookie(“Nome_del_cookie”,“Valore”,$durata_del_cookie, “/”, “www.miosito.com” )

?>

dove i primi 3 argomenti si spiegano da soli, il quarto ci dice che il cookie varrà per tutto il dominio e l’ultimo parametro fornisce proprio il dominio.

Se la vittima visitasse il sito creato ad hoc dall’attaccante, contenente il codice:

<?php

setcookie(“PHPSESSID”,“ticonosco”,time()+3600, “/”, “www.unsitointernet.com” )

?>

e poi visitasse veramente www.unsitointernet.com si ritroverebbe con un cookie con il sesssion_id noto all’attaccante, una volta che la vittima abbia effettuato il login, l’attaccante potrebbe accedere alla sua sessione semplicemente replicando il suo SID

Vi risulterà quindi evidente, che il session id non basta per validare un utente, ma bisogna fornire dati di conferma, che saranno comunque replicabili, ma almeno renderanno il tutto più difficile ad esempio controllando di volta in volta lo USER AGENT, o meglio, un digest MD5 dello stesso, poichè difficilmente un utente nell’ambito di una sessione si metterà a cambiare user agent.

In definitiva però la cosa migliore da fare in questi casi è sfruttare la funzione session_regenerate_id():

essa non fa altro che sostituire l’attuale PHPSESSID con un id nuovo, così, ripetendo questa operazione ad ogni richiesta renderemo la sessione più difficile da agganciare.

Altra buona abitudine è quella di controllare che l’id di sessione sia stato generato dal server,così da avere la conferma che non provenga dall’esterno (ottimo contro l’ultimo tipo di attacco mostrato)

if (!isset($_SESSION['SERVER_GENERATED_SID'])) {

session_destroy(); // destroy all data in session

}

session_regenerate_id(); // generate a new session identifier

$_SESSION['SERVER_GENERATED_SID'] = true;

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CSRF Cross site request forgeries: difendersi con i tokens

Luglio 10, 2009 · Lascia un Commento

In un precedente articolo, ho introdotto il concetto di CSRF, questa volta ci occuperemo di ovvero fornire i concetti di base della protezione contro questo tipo di attacchi. funny_cat_pictures_092

Ci tengo a precisare che anche questo articolo conterrà metodi di base per la protezione delle proprie applicazioni, in quanto la scienza dietro gli attacchi è davvero molto sviluppata al momento.Abbiamo visto che un attacco di tipo CSRF consiste nel fare in modo che la vittima invii delle richieste inconsapevolmente, sfruttando le sue credenziali. Riportiamo brevemente un esempio per riprendere le fila del discorso: Mentre visitiamo la pagina “posta in arrivo” del nostro account email non protetto, apriamo un altra scheda del browser, capitando in un sito malevolo creato ad hoc per attaccare la pagina del nostro email service provider. Cliccando su un semplice link del tipo:

<a href=”happy_page.php” onClick=”document.send_mail_form.submit()”>Click</a>

e magari avendo semplicemente (ci sono modi di gran lunga migliori per inviare richieste POST) predisposto il seguente form nascosto:

<form name=”send_mail_form” method=”POST” action=”www.unsafe-email-service.com”>

<input type=”hidden” name=”receiver” value=”randomReceiver1”>

<input type=”hidden” name=”receiver” value=”randomReceiver2”>

<input type=”hidden” name=”receiver” value=”randomReceiver3”>

..

<input type=”hidden” name=”receiver” value=”randomReceiverN”>

<input type=”hidden” name=”object” value=”Object”>

<input type=”hidden” name=”text” value=”randomText”>

</form>

comporterebbe l’immediato e totalmente involontario invio delle email con il nostro account di posta elettronica.

Come possiamo mitigare il rischio CSRF ,quantomeno, rendere gli attacchi meno scontati e facilmente implementabili? Un metodo largamente usato, in quanto offre un buon rapporto sicurezza/facilità di implementazione è quello dei Token.

Un token è una stringa di testo che funge da validazione per le richieste che inviamo alla nostra applicazione e deve essere correlata alla sessione dell’utente.

Potremmo sintetizzare il concetto nei seguenti passi: Creo il token, lo salvo nella sessione e lo richiedo per validare ogni input utente. Se il sistema rileva una richiesta POST non accompagnata dal corretto token ci permetterà di riconoscere un probabile tentativo di attacco e di interrompere l’esecuzione.

Parte 1: creiamo il token.

Presupponendo che la sessione sia già stata inizializzata

<?php

$token = sha1(uniqid(rand(),TRUE));

$_SESSION['token'] = $token;

?>

Parte 2: generiamo il form

<form name=”myForm” method=”POST” action=”myPage.php”>

<input type=”hidden” name=”token” value =” <?php echo $_SESSION['token']; ?> “ />

<input type=”text” name=”myText” />

<input type=”submit” value=”invia”>

Parte 3: controlliamo la validità della richiesta

<?php

if (!isset ($_POST['token'] OR !isset ($_SESSION['token'] OR $_POST['token'] != $_SESSION['token'] OR)

{

//errore! Interrompere l’esecuzione

} else {

//Il token è validato, possiamo procedere

}

?>

n questo modo costringiamo l’attaccante a scoprire il token assegnato alla sessione della vittima, inoltre questo fa si che l’attacco colpisca soltanto quell’utente, o comunque costringe l’attaccante a replicare il token di ogni vittima, affinchè le richieste artificiali da lui create bypassino il sistema di controllo.

Come migliorare questo approccio?

Come ho già detto, questo metodo non garantisce la sicurezza assoluta, quindi se state cercando di mettere al sicuro i form di un sito di e-commerce, non vi consiglierei mai di fermarvi a questo livello di validazione; possiamo però migliorare il nostro codice di controllo in diversi modi. Vediamone alcuni.

Generiamo un token per ogni form della pagina che l’utente visualizza, così da aumentare la complessità del problema, potremmo dire che creare un token per ogni richiesta dell’applicazione sarebbe un’ottima cosa.

Associamo un tempo di validità del token dopo il quale non verrebbe più considerato valido:

<?php

$token = sha1(uniqid(rand(),TRUE));

$_SESSION['token'] = $token;

$_SESSION['token_time'] = time();

?>

e successivamente controlliamo che non sia passato troppo tempo dalla creazione del token, altrimenti lo consideriamo scaduto :

<?php

if (!isset ($_POST['token'] OR !isset ($_SESSION['token'] OR $_POST['token'] != $_SESSION['token'] OR)

{

//errore! Interrompere l’esecuzione

} else {

$token_time = time() – $_SESSION['token_time'];

//Facciamo in modo che la durata massima del token sia di 10 minuti

if ($token_time < 600)

{

//interrompiamo l’interruzione informando che la pagina è scaduta

}

//Il token è validato, possiamo procedere

}

?>

Concludo proponendovi una riflessione: anche la miglior difesa contro attacchi di tipo CSRF può essere superata se non vi affianchiamo una ottima difesa per gli attacchi di tipo XSS, in quanto questi ultimi potrebbero essere utilizzati come “apripista” verso le nostre difese.

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Recuperare le password di WordPress dal Database

Gennaio 9, 2009 · 4 Commenti

Mi è capitato di perdere la password dell’utente admin nella mia installazione locale di WordPress, quella con cui faccio gli esperimenti per intenderci :D . Dopo aver provato ad inserire le solite 12 password che mi rigiro tra i vari siti internet mi è caduto l’occhio sulla trayicon di Windows, in particolare sull’icona di Wamp, il software che ti porta Apache mysql e php in un unico pacchetto corredato da diverse utility, tra cui quella che mi ha risparmiato molto tempo in questa occasione: Phpmyadmin.

Non sto a scrivere una articolo su questo famosissimo software, ma vi spiego come utilizzarlo in maniera molto banale per recuperare le password perse.

Ogni CMS o Blogging engine salva le password utente in una tabella Mysql specifica e di solito questa cartella è molto facile da individuare,  nel mio caso ho dovuto cercare la tabella wp_users. Nella mia installazione di wordpress l’unico account utente creato era il mio, ovvero l’admin sono andato quindi in cerca della riga corrispondente a quel profilo allo scopo di modificarla.

Una volta mostrate le righe di una tabella tramite l’apposito tasto mostra, PMA vi offre un tasto Modifica, che vi permette a ppunto di modificare le tabelle selezionate.

A questo punto, WordPress salva le password in un Hash MD5, non vi resta che cercare un hasher online , selezionare una password (che dovete ricordare questa volta!!!! :D ) ed ottenere il relativo hash.

Finalmente potete modificare la password dell’utente, modificando il campo user_pass ed inserendovi l’hash che avete ottenuto.

Categorie: Guide & Tutorials · Open Source · Sicurezza · Wordpress · php

PHP corazzato con Suhosin

Dicembre 12, 2007 · 1 Commento

 suhosin_gross.png

Suhosin è un progetto Open Source, che mira ad aumentare la sicurezza delle nostre installazioni di php.

È stato progettato per difendere noi programmatori da numerose falle di sicurezza, sia quelle più note che quelle più nascoste ed infide :D . Per svolgere al meglio questo lavoro, Suhosin è composto da due parti separate:

  • Suhosin Patch: Una patch che agisce sul cuore dell’installazione PHP, eliminando tutti i problemi legati al buffer overflow ed agli exploit basati sulle falle “format string”
  • Suhosin Extension: Una vera e propria estensione per PHP che si occupa di mettere una pezza sulla maggior parte dei problemi di sicurezza di PHP.

Tra i gli aspetti che Suhosin si occupa di proteggere, troviamo l’inclusione a run-time, protezione delle sessioni e gestione dei cookie, restrizione di accesso alle variabili di ambiente e filtraggio delle stringhe.

Per uan lista completa delle feature di Suhosin, potete consultare il seguente link al sito ufficiale.

Naturalmente, installare Suhosin , non significa automaticamente che il programmatore è libero di dimenticarsi di aggiungere le dovute strutture di controllo nel proprio codice, al contrario vengono messi a sua disposizione diversi strumenti per scrivere codice più sicuro.

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